Fiorentina vs INTER 2-1

Ogni stagione è scandita da particolari momenti, episodi che spesso determinano l’intero andamento di una squadra in positivo o in negativo.
La sconfitta di Firenze rappresenta per i Nerazzurri il punto più basso di un’annata iniziata probabilmente troppo forte, al di sopra di ogni aspettativa. L’ennesima rete subita oltre il novantesimo fa precipitare l’Inter al quinto posto, a sole due lunghezze sui “cugini” rossoneri, a -4 da quel terzo posto divenuto ormai obiettivo massimo (e forse improbabile).

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Dopo il roboante 4 a 0 di Udine, ormai risalente allo scorso Dicembre, gli uomini di Mr. Mancini sembrano essere caduti in un baratro dal quale appare quasi impossibile riemergere: la sconfitta prenatalizia contro la Lazio ha portato con se incomprensibili e pericolosi strascichi di insicurezza che hanno ridotto la squadra ad una bruttissima e sbiadita copia di se stessa. Tutte le certezze sembrano essere svanite, sciolte come neve al sole: la media punti nelle ultime nove uscite è da retrocessione. Un punto ogni novanta minuti è troppo poco anche per la lotta salvezza, figuriamoci per chi dovrebbe avere velleità europee.
Sembra il solito noioso ritornello (che peraltro si trascina inesorabile ormai da anni), ma anche stavolta siamo arrivati all’inevitabile processo: sparare a zero sull’allenatore sarebbe probabilmente ingiusto e non risolverebbe alcunché, così come criticare gratuitamente i calciatori, le cui prestazioni andrebbero sempre analizzate cercando di non tralasciare il contesto. Ma siamo davvero sicuri che le colpe per l’attuale disfatta siano da ricercarsi esclusivamente tra chi scende sul campo?

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Anche questo è un tema che meriterebbe approfondita analisi, però non possiamo negare che l’attuale gestione societaria abbia avuto le proprie responsabilità. Chi scrive ha vissuto il lungo di magra degli anni novanta/inizio duemila, quando la squadra (ancora inconscia, o meglio semplicemente sospettosa, del marciume poi venuto a galla con Calciopoli) non riusciva a trovare una dimensione vincente nonostante gli innumerevoli sforzi di un Presidente-Tifoso che ha avuto il coraggio di non mollare. E che alla fine è riuscito ad avere la meglio sui mulini a vento dell’ingiustizia riprendendosi le proprie rivincite: con tanto cuore (e tanti soldi, è giusto ricordarlo), Massimo Moratti non ha mai abbandonato la SUA squadra, neanche nei momenti più bui. Il calcio, dopotutto, è fatto anche e soprattutto di sentimenti, di emozioni: è proprio da questi che si dovrebbe ripartire, dalla parte più umana e fragile, ma anche la più potente e trascinante. Il calcio non può esser considerato soltanto come un’azienda, non è mai stato così e mai potrà esserlo: dovremmo tornare a capire che calciatori sono prima di tutto uomini, che si portano dietro le proprie insicurezze, le proprie storie, il proprio talento. L’Inter sotto questo aspetto è sempre stata molto particolare: l’empatia tra Squadra, Tifosi e Società ha da sempre rappresentato il vero motore della sua stessa esistenza. Un motore potentissimo nelle stagioni della vittoria, un po’ meno in quelle sfortunate, ma pur sempre un motore pronto a riaccendere speranze e sogni di milioni di sostenitori.

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Dispiace ammetterlo ma oggi quel motore, quell’empatia, sembrano anch’essi svaniti nel nulla, spazzati via da una gestione fredda, prettamente manageriale, ma inadeguata in una realtà come la Nostra: l’Inter ha bisogno di sentirsi viva, anche nelle sconfitte. Ha bisogno di sentire una Società fatta di uomini, non soltanto di manager, ha bisogno di identificarsi in qualcuno che non sia soltanto una indecifrabile entità quasi astratta.
L’allenatore dovrebbe poter svolgere il proprio ruolo senza preoccuparsi di portare avanti da solo le battaglie contro arbitri, colleghi, mass media: Mr. Mancini, con tutti i propri limiti, è da apprezzare anche soltanto per questo, per aver riportato un po’ di umanità in un ambiente che ormai sembra essersi atrofizzato, incapace di emozionarsi ed emozionare.

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Una volta il silenzio stampa dei Nerazzurri era rumorosissimo, adesso è semplicemente silenzio. Quasi non ce ne accorgiamo nemmeno.
Se le voci che vorrebbero un Thohir in cerca di nuovi soci fossero vere, sarebbe bello ritrovare un Interista dietro ai milioni necessari per l’acquisizione delle quote.
L’Inter agli Interisti. È la storia che ce lo insegna. Ma noi sembriamo proprio non volerlo capire.

FORZA RAGAZZI!

.:: I Voti ::.

Handanovic 5
Nagatomo 4,5
Miranda 5
Murillo 5
Telles 5,5
Brozovic 5
Medel 5
Kondogbia 6,5
Palacio 7
Eder 5
Icardi (C) 5,5

Perisic 6
D’Ambrosio s.v.

All. Mancini 6

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